SESSO IN TAXI – parte 1 – Soverato (CZ)

Mi chiamo Enrica e amo il sesso, non quello qualunque, ma il sesso di qualità. Per farmi capire, vi racconto un'avventura molto, molto recente.
Ero in un locale per un party erotico, quelli dove ciascuno indossa una maschera, e non sapevo neanche il nome uomo con cui stavo scopando. Lui era stordito dall'alcol e puzzava, non si rendeva conto che quell'accoppiamento non mi piaceva affatto. 
Davanti a me, c'erano il mio amico e la sua ragazza fissavano mentre stavano facendo sesso, pensavo che questo e il cazzo di quell'uomo dentro di me potessero eccitarmi ma... niente!  
Mi sono innervosita, ho sfilato quell'inutile cazzo, mi sono rivestita e sono uscita dal locale, inseguita dalle proteste dell'ubriaco e del mio amico.
Maledette feste sessuali! E maledette maschere! Mi ci ha accompagnato l'amico di cui sopra, dicendo che mi sarei divertita e che non c'erano rischi perchè ognuno doveva esibire all'ingresso un certificato sanitario. In realtà, più che un party erotico, sembrava un'accozzaglia di ubriaconi.
Incazzata e insoddisfatta, mi sono incamminata sul freddo marciapiede in cerca di un taxi. Era quasi mezzanotte, indossavo un abito sexy e un cappottino che non copriva bene nemmeno i miei seni, ero in periferia e non passava nessuno, così ho chiamato un taxi col cellulare. 
Quando è arrivato, mi sono seduta sul sedile posteriore e, dallo specchietto, ho notato che l'autista aveva i capelli neri, gli occhi verdi e sembrava belloccio. In più era molto gentile, così mi sono posizionata intenzionalmente in mezzo, per dargli una visione migliore delle mie gambe e delle tette. 
- Dove devo portarla? 
- Il più vicino possibile a un orgasmo...
Ho risposto senza rendermi conto di quello che avevo appena detto. Lui guardava lo specchietto retrovisore, fissandomi. I suoi occhi sono scesi sul seno e poi fra le mie gambe aperte.
- Come ti chiami?
- Tango 7... oppure Ezio...
- Ok Ezio, fermati al primo parcheggio.....
Con spregiudicatezza, ho afferrato la sua mano appoggiata sul cambio e l'ho portata alla mia patata calda e insoddisfatta. 
Lui ha sgranato gli occhi e un sorriso perverso è apparso sul suo volto, ma non ha commentato. Appena si è fermato, ho sentito le sue dita magre da pianista affondare lentamente dentro di me.

CONTINUA

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